Gli elementi fondamentali nella costruzione di un vaudeville

Il presente frammento è tratto dal saggio Vers une poétique du vaudeville?, di Daniel Lemahieu, in Europe, Revue Littéraire Mensuelle, 72° année – N° 786/Octobre 1994, pp. 103-105. Traduzione mia.

VaudevilleConfronti esplosivi

Quando due personaggi non devono incontrarsi, si incontrano. Questo determina risposte di emergenza, per salvarsi, ma in queste folgorazioni ognuno riconosce anche, all’improvviso, a fior di pelle, il non detto dell’altro; quello che l’uomo nascondeva alla sua amante o quello che la sposa taceva all’uomo. Cosa si scambiano, i protagonisti, quando si incrociano in un albergo a ore, al braccio o al collo dell’amante? Rispondono prontamente per negare l’evidenza. […]

Le scene sono spesso l’ambientazione di incontri catastrofici da cui i personaggi raramente escono incolumi visto che, nel vaudeville, il gioco degli scontri fa male. Gli scambi intempestivi sono tanto più aspri quanto più esagerata è la variazione delle entrate e delle uscite. Questi movimenti suscitano nei personaggi degli squilibri: passano senza transizione dalla serenità – sono salvi, sono fuori dai guai – al panico totale. Appena si trova una soluzione, una nuova incertezza, imprevista, a volte illogica, si profila all’orizzonte. Battibecchi bruschi, incoerenti, a volte esagerati. Più ci si inoltra nell’universo e nella scena del vaudeville, più se ne viene spinti fuori, dall’alternarsi di una forza centrifuga, che eietta i personaggi, e di una forza centripeta, che li obbliga a combattere tra loro e dibattersi, soprattutto quando non ci tengono a farlo. Nessuno si riprende dai danni subiti, poiché i combattimenti non lasciano spazio alla riflessione: la cosa viene subito pensata, subito detta, subito fatta, subito obiettata. E quando le parole non bastano più, i personaggi sopportano colpi, subiscono sevizie. Soffrono fisicamente la resistenza degli oggetti e la ribellione degli altri partner. Vivono costantemente sull’orlo della frattura. Eppure resistono affinché l’avventura possa continuare.

Costruzioni

Nel vaudeville si rendono necessarie costruzioni drammatiche di vario tipo:

Il faccia a faccia: Imprevisti ed esplosivi, gli incontri inopportuni contribuiscono a rendere inesauribili le argomentazioni dei duetti, dei terzetti, dei quartetti, senza badare alla verosimiglianza. Solo l’azione della parola conta. E di replica in replica, modifica lo stato del soggetto.

La peripezia: Conosciamo il lessico dell’intrigo: esposizione, intreccio, peripezia, epilogo. Si tratta di saper maneggiare i colpi di scena, i ribaltamenti di fortuna, gli improvvisi cambi di alleanza, gli ostacoli da superare, le tele di ragno tessute da cui bisogna tirarsi fuori. La peripezia vaudevillesca genera una serie di squilibri che favoriscono il passaggio da una situazione iniziale a un altro stato della medesima situazione, senza motivo apparente, né giustificazione razionale. Nel frattempo, i personaggi diventano oggetto di esperimento, o per se stessi o per gli altri, senza che possano regolare, rallentare o controllare il motore dell’azione che li trascina e li muove.

Il quiproquo: Questo meccanismo indispensabile alla dinamica del vaudeville consiste nel far prendere una persona, una cosa o un luogo per una persona, una cosa o un luogo diverso.

L’equivoco: Si verifica a più livelli.
Equivoco sulla persona: essere scambiati sempre per un altro e mai per chi si è veramente;
Equivoco sul luogo: credere di trovarsi in un ristorante in cui si è appena tenuto un banchetto nuziale e trovarsi in realtà in un salone dove si svolge un recital seguito da una cena. Nessuno si preoccupa delle conseguenze: divorare il pasto previsto preparato per altri sembra un comportamento normale.
– Equivoco sulla situazione: il contesto in cui il personaggio agisce non è quello di sua appartenenza. Lui tenta di uscirne con spiegazioni o reazioni di emergenza le une più pericolose delle altre.
– Equivoco sul desiderio: è quello che spinge il personaggio a cacciarsi nel labirinto delle sue stesse contraddizioni al fine di raggiungere un obiettivo, che si allontana sempre di più con il progredire della pièce. Il desiderio sembra il motore di quello che il personaggio anela e l’innesto di quello che dissimula. Vittime di tradimenti e fomentatori di menzogne, i protagonisti, animati da desideri opposti, approfittano degli altri e ne sono allo stesso tempo ingannati. Tutti si sbagliano sull’autenticità dei loro appetiti sensibili e interessi sentimentali.
Equivoco sulla cosa: si commette un errore sull’utilizzo o la funzione di un oggetto, di un rimedio, di un utensile, di un accessorio. L’uso non conforme di un vestito contribuisce ugualmente alla confusione. Se un personaggio, in uno spogliatoio, in una piscina, prende malauguratamente il vestito di un altro, l’abbaglio mette in moto il meccanismo della pièce.

La folgorazione: le pronte risposte, le parate, gli approcci, le schivate, i confronti sono esacerbati dal fatto che lo stupore di una risposta a un altro illustra alla perfezione la confusione in cui i personaggi sono immersi. Secondo Michel Vinaver, la folgorazione si manifesta quando si verifica una forte sorpresa. Si assiste, allora, all’emergere dell’inaspettato nella parola pronunciata, carica tuttavia di evidenza. La simultaneità dei due fenomeni, l’inaspettato carico di evidenza, spinge lo spettatore a vivere una situazione di sorpresa che lo induce a dirsi allo stesso tempo: “Questa poi!”, “Così stavano le cose!”.

Scenografie e accessori

La descrizione puntigliosa delle scenografie da vaudeville rappresenta una delle barriere di protezione della drammaturgia testuale. Alcuni sostengono che è impossibile eliminare la scenografia senza perdere la metà dell’efficacia compositiva. In realtà la scenografia, e quindi lo spazio che comporta, consiste nella concatenazione stessa delle repliche. La scrittura modella lo spazio e non la scenografia, per quanto precisa possa essere. L’aspetto funzionale della scenografia esiste solo per mascherare o favorire la ferocia dei rapporti tra i personaggi. Rapporti che fanno esplodere i luoghi tradizionali in cui si rifugia la borghesia e la piccola borghesia, come l’alcova, anche se, nell’epilogo, tutto rientra nell’ordine del migliore dei mondi possibili, con le sue regole, le sue norme, i suoi usi sociali stabiliti.

Acquartierarsi nel rilievo dell’armadio, del letto, delle scale, della porta, come le macchinine, significa trascurare la capacità delle parole di scatenare veri e propri cataclismi, indipendentemente dal meccanismo di oggetti e accessori, componenti obbligati della scenografia.

In verità, quello che conta sono solo le pedine più importanti di una scacchiera in cui ogni mossa è lecita. Anche se Georges Feydeau attribuisce notevole importanza alla descrizione precisa ed esaustiva della scenografia, ciò non toglie che sia proprio nelle scenografie e negli accessori indispensabili alla “parola-azione” che si proietta la sua visione drammaturgica. Tralasciando la scenografia e gli interni ed esterni, basta utilizzare gli accessori come strumenti musicali. Alcuni elementi restano determinanti ed essenziali: i letti, le porte, le sedie e i divani, le scale… Questi strumenti sono indispensabili al carattere efficace di una scena o di una pièce, nella misura in cui rappresentano una possibile focalizzazione dell’azione scenica fondata sull’azione della parola, che accumula variazioni una replica dopo l’altra. L’oggetto, da par suo, viene solo spostato e serve a qualcosa di diverso rispetto alla sua normale destinazione d’uso.

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