I primi passi di Feydeau nell’ambiente teatrale

Il presente frammento è tratto da La Revue des deux mondes, agosto 1939, deuxième quinzaine. L’autrice è Jeanne-Saulier Samuel, moglie di Fernand Samuel. La traduzione è mia.

Jeanne-Saulier Samuel

Jeanne-Saulier Samuel

Intorno al 1880, sui giornali del boulevard, si potevano leggere alcune notizie riguardanti un piccolo circolo d’arte teatrale denominato des Castagnettes. Tra i suoi membri annoverava alcuni giovani amatori ancora sconosciuti: Georges Feydeau, Maurice Hennequin, Adrien Bernheim ecc… Il presidente/fondatore era un giovane chiamato Adolphe Louveau, figlio di un ingegnere e nipote di un avvocato parigino.

Questo giovane, praticante presso lo studio del nonno a cui avrebbe dovuto succedere, era posseduto dal demone del teatro, passione che teneva ben nascosta per evitare che i genitori si adombrassero. Al fine di mantenere un prudente anonimato, l’animatore del Cercle des Castagnettes si era scelto uno pseudonimo, quello di Fernand Samuel. Fu così che mosse i primi passi della sua carriera l’uomo destinato a diventare il più arguto e fastoso dei direttori teatrali e a presiedere, per lunghi anni, il destino del Teatro delle Variétés.

Tre anni dopo la sua fondazione, il Cercle des Castagnettes subì una trasformazione e cambiò il suo nome in Le Cercle des Arts Intimes. Su suggerimento del noto critico Francisque Sarcey, Fernand Samuel decise di mettere in scena solo opere inedite di autori conosciuti. Nasceva così un piccolo teatro avente per sede la sala Duprez in Rue de la Tour-d’Auvergne. Il repertorio della compagnia comprendeva Margarita ou les trouvailles de Gallus, di Victor Hugo, Les Noces corinthiennes, di Anatole France, La Coupe et les lèvres, di Alfred de Musset e L’Assassin di Edmond About.

Georges Feydeau interpretava un ruolo in quest’ultima pièce e, durante la sua scena, perse i superbi baffi che aveva deciso di indossare per sembrare più “uomo”; i baffi rimasero attaccati alla guancia della sua graziosa partner, i cui grandi occhi ridenti e la vivacità facevano faville, che si chiamava Rachel Boyer e studiava al Conservatorio.

Fernand Samuel era l’anima di questi allestimenti: attore, suggeritore, regista, scenografo, non si tirava mai indietro quando si trattava di lavorare sodo. I suoi colleghi lo aiutavano con gioia e, più di una volta, Francisque Sarcey fu visto assistere alle tumultuose prove togliendosi la redingote e restando in maniche di camicia, per assumere un’aria più informale e partecipare così a queste manifestazioni artistiche e giovanili.

Un giorno, passando davanti al Teatro della Renaissance, Samuel notò un cartello che diceva Affittasi teatro. Andò dal portiere e gli chiese:

“Mi scusi, il teatro è ancora disponibile?”. “Sì, giovanotto”, gli rispose quest’ultimo. Un paio di settimane dopo, tornò a bussare alla stessa porta ed ebbe una seconda conversazione con il portiere: “Sareste così gentile da aprirmi l’ufficio del direttore del teatro?”. “E perché mai, giovanotto?”. “Perché il nuovo direttore sono io”.

Al Teatro della Renaissance, Fernand Samuel allestì la prima pièce in tre atti di Georges Feydeau, Sarto per signora, e molti altri vaudeville di autori all’epoca celebri. In quello stesso periodo la direzione del Teatro delle Variétés restò vacante a causa delle dimissioni di Eugène Bertrand, chiamato a dirigere l’Opéra. Così, nel 1891, Samuel gli succedette e si sistemò in pieno boulevard. Gli autori più in voga al Teatro delle Variétés erano Mailhac e Halévy; Fernand Samuel non solo allestì le nuove pièces dei due spiritosi vaudevillisti, ma riallestì anche le celebri operette di Offenbach. […]

Anni dopo, il direttore del Teatro delle Variétés pensò di mettere in scena una féerie (vedere Nota 1). Feydeau gli propose un testo simpatico, L’età dell’oro, ma per ben capire la pièce il pubblico avrebbe dovuto assistere al prologo che iniziava ogni sera alle 20:30. Chiedere un simile sforzo agli spettatori del Teatro delle Variétés era praticamente impossibile e così l’opera non ottenne il successo sperato.

Le prove della pièce furono particolarmente complesse. L’attività del teatro fu interrotta per quasi un mese e ogni giorno, e ogni notte, si tennero le prove, a volte fino alle cinque del mattino.
Per il ruolo del paggio di Luigi XV, Fernand Samuel aveva assunto un nano, molto noto a Parigi soprattutto a Montmartre, chiamato Delphin. Era stato Georges Feydeau a imporlo a Samuel, anche se questi non amava molto i fenomeni da circo in ambiente teatrale. Durante le prove, Samuel manifestava un notevole fastidio ogni volta che vedeva entrare in scena Delphin, finché un giorno, non riuscendo più a trattenersi, sbottò:

“No, non funziona assolutamente: sembra un povero vecchio dall’aria emaciata! Preferisco prendere un bambino o un travestito”.

Siccome non voleva causare un dispiacere a quell’uomo di quarantacinque anni, disse a Feydeau di ringraziarlo per la sua disponibilità e di informarlo che sarebbe stato risarcito per le prove già svolte. Molto contrariato per la decisione di Samuel, Feydeau si rifiutò di parlare a Delphin, così fu il direttore di scena a dargli la notizia. Delphin, nonostante la bassa statura, non era affatto disposto a farsi mettere i piedi in testa. Una volta dietro le quinte, chiese con fermezza di parlare con Feydeau e sbottò, arrotando bene le r:

“Quel bastarrrrrdo di Feydeau! È stato lui a giocarrrrrmi questo brrrrrrrrutto tirrrro! Voglio parrrrrrrlarrrrrgli!”.

Feydeau si trovava giusto alle sue spalle, ma poiché lui gli arrivava alle ginocchia non lo vide. Alla fine, abbandonò il palcoscenico giurando di rifilare uno schiaffo al commediografo appena fosse riuscito a vederlo. Non lo vide mai.

Note:
[1]
Féerie: pièce che si fonda su effetti di magia, di meraviglioso e di spettacolare, facendo intervenire personaggi immaginari dotati di poteri soprannaturali (fate, demoni, elementi naturali, creature mitologiche ecc…). Dizionario del teatro Patrice Pavis, a cura di Paolo Bosisio, Zanichelli editore, Bologna 1998, p. 173.

Sarto per signora di Feydeau… e la salsa dell’arrosto

Il presente articolo è stato pubblicato nel mese di dicembre 1886 sulla rivista Les Annales du théâtre et de la musique, pp. 372-374. L’autore è Edmond Stoullig. La traduzione è mia.

Illustrazione d'epocaPrima rappresentazione di Sarto per signora, commedia in tre atti di Georges Feydeau.
La serata è iniziata con il riallestimento di uno degli atti unici più piacevoli di Eugène Labiche e Alfred Delacour (perché nel manifesto non viene citato Alfred Delacour?), La scelta di un genero, rappresentato per la prima volta al Teatro del Vaudeville con il seguente cast: Delannoy, Arnal, Saint-Omer e Bianca. La pièce è semplicemente un piccolo capolavoro ed è stata meravigliosamente interpretata da Delannoy, nello stesso ruolo di un tempo, da Raymond, nella parte che in precedenza era stata di Arnal, da Regnard e da Léontine Mignon. Il pubblico ha riso fino alle lacrime.

Cosa ne sarebbe stato, dopo aver assistito alla pièce di Labiche, della commedia in tre atti che doveva segnare il debutto di un giovane poco più che ventenne di nome Georges Feydeau, figlio del romanziere Ernest Feydeau e figliastro del nostro talentuoso collega Henry Fouquier? Contrariamente a quanto accade di solito, noi critici abbiamo avuto la sensazione che il dessert ci fosse stato servito per primo, e tanto peggio per l’arrosto se non fosse stato cotto a puntino, o se la salsa del condimento si fosse rivelata insipida…. Ebbene, questa metafora culinaria, in realtà, ne vale un’altra: se l’arrosto non è perfettamente riuscito, devo ammettere che la salsa è deliziosa. Sarto per signora ha una trama praticamente inesistente, ma i dialoghi sono frizzanti, l’umorismo è vivace, le battute sono spiritose. Quanta comicità in questa birichinata, quanti imprevisti in questa follia, quante invenzioni comiche in questa commedia d’intreccio che ha ottenuto il successo più genuino che si possa augurare a un debuttante!

La “paternità” di questo Sarto per signora va attribuita a un modello precostituito: Il processo Vauradieux di Alfred Hennequin (vedere Nota) che, da una decina di anni a questa parte, ha contribuito alla nascita di tante pièce conosciute. Non mi arrischierò a descrivere gli innumerevoli e inenarrabili equivoci che sono alla base del testo di Georges Feydeau, ma mi limiterò a riassumerne la trama.

Moulineaux è un giovane medico che dopo appena sei mesi di matrimonio ha già passato una notte fuori casa: ha dato appuntamento, al ballo dell’Opéra, a una delle sue graziose pazienti che, a dire il vero, non si è presentata. Purtroppo, il giovane medico ha perso la chiave e, di conseguenza, si è visto obbligato a passare la notte sul pianerottolo. Ragion per cui, rientra a casa sfinito e finisce per diventare il bersaglio dei rimproveri della moglie, della suocera, la signora Aigreville, e la preda di un insopportabile scocciatore, Bassinet, che gli affitta un appartamentino tutto ammobiliato per le sue scappatelle, in precedenza occupato da una sarta che ha traslocato senza pagare il dovuto. “Figuratevi che la sarta…”, attacca Bassinet, “No, domani, domani me lo racconterete…”, risponde Moulineaux, che ha come unico obiettivo quello di poter sfruttare immediatamente la garçonnière.

Nel secondo atto, lo ritroviamo, infatti, circondato da manichini e modelli appartenuti alla precedente proprietaria e impegnato a farsi sorprendere dal marito della sua “amante” nell’istante in cui stava stringendo la vita di quest’ultima. “Sto prendendo le misure…”, dichiara lui, “Il signor Coso è il mio sarto…”, afferma la donna, “Il signor Coso?”, esclama il marito, “Questo cognome non mi è nuovo!…”, “Oh, è un cognome molto diffuso…”, ribatte Moulineaux. Il frammento di dialogo qui citato permette di capire all’istante con che genere di follia si ha a che fare. Un altro esempio efficace è costituito dal dialogo tra Suzanne Aubin e la signora Aigreville: “La signora Aubin, Suzanne Aubin…”, “Quella dei due vecchioni? Immagino che lui sia uno dei due, vero? Nella Bibbia la casta Susanna si sta facendo il bagno nuda quando due vecchioni…”, risponde la signora Aigreville che, poco prima, era stata scambiata per la regina di Groenlandia!…

Illustrazione d'epocaInutile soffermarsi sulla narrazione buffonesca di una serie di avventure tanto insensate quanto esilaranti, o tentare di analizzare le innumerevoli situazioni, una più strampalata dell’altra, in cui si trovano immischiati Moulineaux che viene scambiato per Bassinet, Bassinet che viene scambiato per il dottor Moulineaux, Aubin la cui amante è la vera moglie di Bassinet ecc… ecc… ecc… Oh, la mia testa! La mia povera testa!…

Credo di avervi detto quanto basta per farvi capire che tutto questo è estremamente divertente ed estremamente allegro, al punto che, alla lunga, rischia anche di diventare eccessivamente sfiancante… Alla fine, tutti si abbracciano e fanno pace. La suocera consiglierà agli sposi di dormire in un’unica camera da letto. Il medico non passerà più la notte fuori. L’appartamentino tornerà al suo legittimo proprietario. Quest’ultimo ritroverà sua moglie e Aubin lascerà la sua amante… Come tutte le buone farse, anche questa si conclude con il soddisfacimento della morale generale e, come se non bastasse, nel repertorio del Teatro della Renaissance, ora abbiamo anche delle divertentissime caricature. Quella interpretata con verve da Galipaux, davvero eccellente nel ruolo principale del giovane dottor Moulineaux; quella messa in scena da Saint-Germain, arguto e molto spontaneo nella parte dello scocciatore Bassinet; quella di Bellot, sufficientemente rimbecillito nel ruolo di Aubin; quella di Gildès che si contraddistingue per una certa comica ingenuità nella parte del domestico Etienne; quella della signora Aubrys, straordinaria nei panni della suocera e quelle della signorina Jeanne Debay e della signorina Boulanger, rispettivamente elegantissima e graziosissima nei ruoli di Rosa e Suzanne.

Nota:

Come afferma la studiosa Anne-Simone Dufief, nel volume Le Théâtre au XIXe siècle, du romantisme au symbolisme, Éditions Bréal, Paris 2001, pag. 95, alcune pièce di Alfred Hennequin quali Il processo Vauradieux (1875) e I domino rosa (1876) saranno fonte d’ispirazione per numerosi testi teatrali successivi a causa della loro struttura complessa che prevede lo sviluppo di più intrecci collegati l’uno all’altro da una logica impeccabile e impossibili da riassumere.

Sarto per signora di Feydeau: breve analisi della struttura della pièce

Il presente frammento è tratto dal saggio Del matrimonio al divorcio: el último Feydeau, di Ignacio Ramos Gay, pubblicato nel mese di aprile 2008 in Cuadernos del Teatro Español: Hay que purgar a Totó, pp. 82-85. Si ringrazia Ignacio Ramos Gay per l’autorizzazione alla traduzione, a cura mia.

Sarto per signora - locandinaSarto per signora rappresenta il primo grande vaudeville in tre atti di Georges Feydeau in cui l’autore conia uno stile suo proprio, basato sulla tematica dell’infedeltà maschile, che si converte nel motore di un intrigo flagellato da una serie di peripezie e sussulti perfettamente orchestrati e arricchiti dalla cronica nevrosi scenica di tutti i personaggi.

Sarto per signora descrive gli sforzi del dottor Moulineaux, prestigioso medico parigino, per riuscire a incontrarsi con la sua amante, Suzanne Aubin, senza che né sua moglie né il marito di lei vengano a conoscenza della tresca. A questo scopo, il dottore affitterà un appartamento in cui, uno dopo l’altro, sfileranno tutti i personaggi guastando l’intimità della coppia e costringendo Moulineaux a spacciarsi per un sarto specializzato in abiti da donna con l’intento di nascondere la verità delle cose. Nell’improvvisato laboratorio faranno il loro ingresso l’amante di Moulineaux, sua moglie, il marito di Suzanne, l’amante di quest’ultimo, un amico di famiglia di nome Bassinet, primo marito dell’amante del marito di Suzanne e da questa abbandonato, e infine la suocera, la signora d’Aigreville, il cui cognome è già rivelatorio del suo carattere. Ovviamente, l’incontro casuale di una serie di personaggi dagli interessi opposti – una delle caratteristiche tecniche fondamentali del cosiddetto vaudeville alla Feydeau – determinerà situazioni irrisorie di ogni tipo che sfoceranno in una interminabile frenesia scenica che, nell’ultimo atto, porterà a galla i molteplici adulteri. Nonostante ciò, la pièce si conclude con un ironico ritorno allo status quo iniziale: le infedeltà saranno fatte passare per semplici fraintendimenti sottolineando la tacita accettazione, da parte di tutti i personaggi, della menzogna sociale che li avvolge completamente.

Sarto per signora

Questo breve riassunto della trama di Sarto per signora anticipa le costanti tecniche che caratterizzeranno anche i vaudeville successivi, e di maggior successo, dell’autore. Nello specifico, i giochi di simmetrie incrociate che, come in un chiasmo, identificano i mariti e le mogli, le vittime dell’infedeltà altrui e i colpevoli della propria, dimostrando come i ruoli coniugali siano facilmente intercambiabili e generando un gioco di specchi che rafforza la struttura della trama; lo spazio scenico unico dell’appartamento, testimone delle molteplici infedeltà, in cui la fortuna, e una sorta di legge della necessità messa in atto dal demiurgo teatrale – simile alla macchina infernale concepita da Jean Cocteau per eliminare i mortali – , attrarranno magneticamente tutti quei personaggi in grado di rappresentare una minaccia per la coppia protagonista; i quiproquo e gli ulteriori fraintendimenti che generano il costante ribaltamento dell’azione, nonché l’imbroglio della vita stessa del personaggio di Moulineaux, prigioniero della sua menzogna; gli incidenti, le peripezie e i rovesciamenti di fortuna dei personaggi immersi in un baratro disgregatore dell’idea che gli altri hanno di loro e che se stessi hanno della propria persona; i giochi di parole e i creativi scambi linguistici che denotano il timore di esprimersi quando ci si scontra con la verità; le ripetute entrate e uscite di scena e la conclusione della pièce con la tacita accettazione, da parte di ogni personaggio, dell’infedeltà del rispettivo coniuge senza che questo intacchi minimamente la sua volontà di continuare la sua vita di coppia, dimostrando così lo scarso significato morale del matrimonio.

Sarto per signora - locandinaTuttavia, benché molte di queste caratteristiche formali e tematiche si possano facilmente riscontrare in altre farse o vaudeville precedenti, l’originalità di Feydeau consiste nel suo saper amalgamare il tutto con grande maestria.

Sarto per signora è un modello di dinamismo scenico e una lezione di drammaturgia, soprattutto per come l’autore riesce a creare un solido ingranaggio dove ogni singolo elemento è, allo stesso tempo, il prodotto dell’elemento che lo precede e il responsabile dell’agire di quello successivo su cui si ripercuote la sua azione dando vita al celebre effetto cascata, o valanga, a cui si riferiva il filosofo francese Henri Bergson, quando parlava del vaudeville, nel suo saggio Le Rire (1900). Con matematica precisione, favorita in larga parte dall’automatismo dei personaggi trasformati dall’autore in marionette drammaturgiche, Feydeau riesce a costruire un insieme perfetto dove ogni fattore – sia esso un personaggio, un oggetto, un’entrata o un’uscita di scena, una battuta e la sua rispettiva replica – è fondamentale per il suo funzionamento.

Sarto per signora: il debutto di Georges Feydeau

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano Le Temps il 20 dicembre 1886. L’autore è Adolphe Brisson. La traduzione è mia.

Sarto per signora (1)Ecco un’altra bella settimana, di quelle che meriterebbero di essere annotate sul calendario. Ricorderete, forse, con quanto gioioso trasporto, circa due mesi fa, ho accolto la prima di Femmes collantes (Donne appiccicose) al Teatro Déjazet, e l’ascesa di un nuovo autore, Léon Gandillot, giovane e fino alla sera prima ancora sconosciuto. Le Donne appiccicose continuano ancora adesso la loro sfavillante carriera, avendo da poco superato la sessantesima replica, e gli incassi hanno già raggiunto livelli astronomici. Tutta Parigi andrà a vederla. Adesso Léon Gandillot può presentarsi da qualsiasi direttore teatrale con un manoscritto sottobraccio: nessuna strada gli sarà preclusa e il temibile portiere lo saluterà inchinandosi fino al pavimento. Mi è stato perfino riferito che alcuni direttori hanno giocato d’anticipo scrivendo di proprio pugno al fortunato autore di Donne appiccicose. Nessuno di loro vuole essere ricordato per aver rifiutato la pièce di Gandillot… “Ah! Se almeno fosse venuto a offrirmela!”… E invece no, sembra che Gandillot sia stato immediatamente sedotto dallo splendore di cui riluceva il Teatro Déjazet. Aveva scelto il Déjazet fin da subito; degli altri non aveva voluto saperne.

Il debutto a cui ho assistito questa settimana al Teatro della Renaissance non è stato meno brillante di quello di Gandillot; anzi, prevedo che avrà lo stesso tipo di impatto nell’ambiente teatrale. Georges Feydeau ha appena messo in scena, sotto la direzione di Fernand Samuel, una commedia-vaudeville in tre atti, Sarto per signora, il cui successo è stato a dir poco eclatante.

Georges Feydeau è figlio di Ernest Feydeau, le cui opere sono quasi tutte finite nel dimenticatoio, ma gli uomini della mia età ricorderanno senz’altro l’incredibile fama raggiunta da Fanny durante i primi giorni dell’Impero. Dopo questo romanzo, Ernest Feydeau ha pubblicato numerose opere, tutte lette con grande curiosità, ma non è mai più riuscito a replicare il successo precedente ed è morto con la stessa “etichetta”, quella di autore di Fanny, che aveva contraddistinto il suo debutto.

Il figlio Georges Feydeau, fin dalla sua uscita dal liceo, ha dimostrato un gusto tutto particolare per il teatro. Innanzitutto si è messo alla prova scrivendo alcuni monologhi o scenette, rappresentati regolarmente presso i circoli visto che egli è molto conosciuto nell’ambiente parigino. Anche a me era capitato di assistere a uno di questi spettacolini, e devo dire di essere rimasto molto colpito dalla straordinaria vivacità dei dialoghi. Una volta gli ho anche fatto i miei più sinceri complimenti, invitandolo ad applicare un simile talento di composizione teatrale a soggetti meno stravaganti di quelli che lo avevano condotto fin là.

Sarto per signora (2)Così, alcuni mesi fa, è venuto a leggerci Sarto per signora. Dico “leggerci” perché non ero il solo membro del comitato di lettura. Il suo vaudeville ci è parso subito di strabiliante gaiezza, ma non mi rendevo bene conto di quale sarebbe stato l’effetto sulla scena. Conteneva talmente tanti quiproquo, che si susseguivano a catena, da farmi temere una reazione un po’ fiacca e confusa da parte del pubblico. I dialoghi, però, erano così piacevoli, con quella comicità che scaturiva da ogni dove generando stupore, come un fuoco di fila di battute divertenti, che non ho minimamente esitato a declinare, a suo vantaggio, da quella regola di prudenza che mi sono severamente imposto. Contrariamente alle mie abitudini, ho raccomandato la pièce ai direttori teatrali presso i quali, pensavo, avrebbe potuto essere rappresentata.

Immagino non ci sia bisogno di specificare che tale raccomandazione non è servita a nulla, o a quasi nulla. I grammatici sostengono che ogni locuzione ha un significato specifico; la mia raccomandazione è stata inutile in tutti i significati del termine. Sono state sollevate alcune obiezioni su Sarto per signora, ma del resto al giorno d’oggi si obietta un po’ su tutto. Era ovvio che la pièce aveva bisogno di qualche messa a punto, ma è quello che generalmente avviene durante le prove, quindi è come se il testo si assestasse da solo.

Georges Feydeau ha avuto infine la fortuna di intendersi con Fernand Samuel. Il lato positivo di Samuel è il suo coraggio di osare. All’interno del suo teatro, egli ha saputo costituire una delle migliori troupe di vaudeville presenti sul territorio parigino; una troupe disposta a difendere le opere che le vengono affidate. Samuel è alla costante ricerca di nuove pièces e di autori giovani. Con artisti così ben rodati come i suoi, le prove marciano speditamente; in tre settimane l’allestimento è pronto, e se l’opera non ottiene il successo sperato si passa immediatamente alla prossima. Il teatro è gestito alla perfezione.

Fernand Samuel ha dunque offerto al giovane Feydeau l’ospitalità del suo teatro, e la sua audacia è stata ben ripagata. L’intera serata si è rivelata fonte di inesauribile stupore.

Il primo spettacolo in programma era la ripresa di uno dei più divertenti vaudeville in un atto di Labiche, Le choix d’un gendre (La scelta di un genero), mirabilmente interpretato da Delannoy e da Raymond, con la più che gradevole partecipazione di Régnard e della signorina Mignon. Il pubblico aveva riso davvero molto, e sentivo intorno a me la gente esclamare: “Lo spettacolo è male assortito! Davide ucciderà Golia! Volenti o nolenti tutti faranno un paragone tra la comicità ampia, scattante e sincera di Labiche e quella che uno si può aspettare da un giovane debuttante. È evidente che la prima metterà in cattiva luce la seconda”.

Sarto per signora (3)Le infauste previsioni erano comunque abbastanza ragionevoli, e confesserò che anch’io ero pervaso da un senso di inquietudine. Tuttavia, mi sentivo rassicurato dal fatto che a Parigi, salvo eccezioni (e le eccezioni di questo tipo sono molto rare), il pubblico è estremamente indulgente verso l’opera prima di un giovane debuttante. Di solito basta una singola scena, o anche una singola battuta, che riveli la mano di un autore drammatico perché gli spettatori si entusiasmino. E il pubblico presente alla prima di Sarto per signora non ci ha messo molto a entusiasmarsi.

Non posso, e non voglio, raccontarvi l’intera trama della pièce. L’intrigo è talmente complesso che sarebbe impossibile fornirvene un’analisi chiara e interessante. Mi limiterò a riassumere l’idea di partenza.

Un giovane sposo, tale Moulineaux, ha tradito la moglie o ha, quanto meno, imboccato la strada della perdizione. Questo perché, oltre a corteggiare una donna sposata, ha un ragionevole motivo per spaventarsi: una notte egli ha dormito fuori casa, sua moglie se ne è accorta ed è andata a piangere tra le braccia della madre, la terribile signora d’Aigreville. Moulineaux fa il medico, professione che offre insolite opportunità di ricevere le mogli altrui, ma, poiché l’uomo ha paura della sua, pensa bene di affittare un appartamentino ammobiliato un tempo occupato da una celebre sarta. Ed è proprio in quel posto che egli decide di dare appuntamento alla sua bella.

Appena entrato, Moulineaux si accorge che la serratura è stata forzata, ma non dà molta importanza alla cosa. Sistema una sedia contro la porta, per impedire a chiunque di entrarvi senza il suo permesso, ed eccolo impegnato a conversare con la deliziosa Suzanne Aubin. Il marito dell’affascinante fanciulla ha una piccola mania: quella di accompagnare la moglie ovunque. La giovane sale sempre da sola ai piani per fare le sue visite od occuparsi dei propri affari, mentre lui resta ad attenderla in carrozza.

Questa confessione raffredda i bollenti spiriti di Moulineaux. “Oh, non c’è nulla da temere!”, gli dice la donna, “gli ho raccontato che andavo dalla mia sarta”.

In quell’istante, la porta si apre facendo cadere la sedia. È il signor Aubin che, entrando e vedendo Moulineaux ai piedi della moglie, esclama: “Ah, le state prendendo le misure! Continuate, continuate pure!”. Ed ecco Moulineaux trasformato in sarto per signora.

Le ex clienti della sarta, che sono all’oscuro del trasloco, arrivano a frotte e così il pubblico assiste a un susseguirsi di scene incredibilmente divertenti. Gli eventi prendono una piega ben peggiore quando giunge la signora d’Aigreville, alla ricerca di un appartamento da affittare, e sorprende il genero in dolce compagnia. Lo sventurato è quindi costretto a sostenere la doppia parte di sarto per signora e di medico. Moulineaux presenta Suzanne Aubin alla signora d’Aigreville: “Suzanne Aubin!”, esclama quest’ultima, “Ho sentito molto parlare di voi. E i signori dove sono?”. “Quali signori?”, chiede Suzanne. E voltandosi verso Bassinet, un vecchio dandy che si crede ancora giovane, la signora d’Aigreville gli dice con un gradevole sorriso: “Siete voi uno dei vecchi bacucchi?…” Il genero se ne sbarazza facendola passare in un’altra stanza con una scusa qualsiasi, ma siccome il terribile signor Aubin gli chiede chi è quella donna, il poveretto, esasperato, si ritrova a dovergli rispondere: “La regina della Groenlandia! Le sto prendendo le misure per l’abito che indosserà il giorno dell’incoronazione”.

La signora d’Aigreville esce e Aubin le grida: “Che aspetto nobile!”, e la saluta inchinandosi fino al pavimento e dandole dell’altezza reale. “Mi trova maestosa!”, sussurra la signora, e da questo punto in poi si susseguono una serie di discorsi sconnessi inenarrabili.

Sarto per signora (4)

Probabilmente, raccontata sulla carta, la storia sembra un po’ insipida, ma vi assicuro che sul palcoscenico è deliziosamente fanciullesca. Utilizzo il termine fanciullesca di bell’apposta, poiché non esiste modo migliore per definire questo genere di umorismo: Georges Feydeau possiede tutta la verve allegra e indiavolata della giovinezza. Le parole gli escono un po’ per caso, e non sono né particolarmente profonde né tanto meno spirituali, ma indubbiamente sono sempre spiritose. È capitato che, assistendo alla sua pièce, i bambini e le giovani fanciulle ridessero inconsapevolmente perché da essa trasborda un’allegria totale. La risata di Georges Feydeau assomiglia in tutto e per tutto alla sua persona. È qualcosa di insondabile e di delizioso.

Un’altra caratteristica di Feydeau che apprezzo ancora di più della precedente, è la prodigiosa destrezza, nonché l’incredibile agilità, con cui passa da un quiproquo all’altro trovando il dettaglio o la battuta giusta che lo renderà accettabile agli occhi del pubblico.

Ogni personaggio della pièce viene continuamente scambiato per un altro; questo determina un’incessante carambola di equivoci, eseguiti con impareggiabile brio, che la mente riesce a seguire senza andare in confusione. È da questo che si riconosce lo spirito drammaturgico, e Georges Feydeau indubbiamente lo possiede. A tutto ciò, aggiungete il fatto che Sarto per signora è un vaudeville con un pizzico di commedia. Il personaggio di Bassinet, infatti, come indicato dal nome stesso, è uno di quei fastidiosi scocciatori di cui è impossibile liberarsi una volta che vi hanno accalappiato. La gente del popolo è solita chiamare persone del genere con l’appellativo bassinoire (scaldaletto), probabilmente in riferimento allo scaldaletto che ognuno di noi ha l’abitudine di spostare in continuazione. È lui ad affittare a Moulineaux l’appartamentino della sarta e, una volta piazzatosi in salotto, il protagonista non ha più modo di liberarsene: si intromette nei discorsi, prende la parola e se la tiene, e alla fin fine risulta più insopportabile di quel tal cialtron di cui racconta Orazio (riferimento alla favola L’aquila e la gazza, contenuta nel libro decimosecondo delle favole di La Fontaine, riferita a sua volta a un oratore citato da Orazio nelle Epistole, N.d.T.) e di un personaggio di Jean-François Régnard (1655-1709, scrittore e drammaturgo francese, N.d.T.).

Bassinet ha una storia da raccontare: quella della sarta che ha lasciato l’appartamento; vuole dirla a Moulineaux, che però passa la “palla” alla moglie, che a sua volta lo scarica per Aubin; così, ogni volta che riprende la sua antifona: “c’era una sarta…” in platea tutti scoppiano a ridere. Bassinet finisce per imbattersi nel domestico, che lo pianta lì su due piedi lasciandolo solo soletto. A questo punto, si avvicina alla ribalta e dice al pubblico: “allora la storia la racconto a voi. C’era una sarta…” E cala il sipario senza che la gente abbia sentito la storia della sarta.

Sarto per signora (5)

Questo personaggio da commedia gioca un ruolo molto importante all’interno della pièce a cui si riallaccia con grande maestria. A interpretarlo sulla scena è Saint-Germain, che lo impersona con un’accuratezza singolare. Saint-Germain assume un’impareggiabile espressione da uomo soddisfatto di se stesso che ride per primo di qualsiasi cosa dica. Basta solo vederlo, e il pubblico intuisce immediatamente perché tutti rifuggono questo insopportabile chiacchierone. Si può quindi affermare che questo ruolo da commedia si è felicemente imbattuto in un eminente attore, tra l’altro uno dei migliori dicitori della nostra epoca.

Galipaux interpreta Moulineaux con un’allegra verve, anzi con una foga, a dir poco strepitosa. Nel terzo atto, ha degli impeti di collera nei confronti della suocera irresistibilmente divertenti. Bellot, nel ruolo di Aubin, è di una comicità alquanto pesante. Gildès, una nuova leva, interpreta in modo vivace e spontaneo la parte del domestico. Mi sembra che il ragazzo possieda un grande talento.

Mi dispiace dover ammettere che l’interpretazione dei ruoli femminili è meno brillante. Aubrys è una del mestiere che sa il fatto suo, ma manca di fantasia. La signorina Boulanger, invece, è molto piacevole a vedersi, mentre le interpreti che la affiancano fanno quanto gli è possibile. Tuttavia non smetterò di pormi una domanda: com’è possibile che tante giovani aspirino a diventare attrici – e vi ricordo che per dodici posti all’Accademia Teatrale si sono presentate centoventidue candidate – e che a teatro non si riesca più a trovare una fanciulla in grado di recitare decentemente venti righe? Fortunatamente, nella pièce di Feydeau, i ruoli femminili non sono quelli di maggiore spicco.

Vi esorto caldamente ad andare a vederla perché vi farà trascorrere una piacevolissima serata.

Tailleur pour dames (Sarto per signora) – articolo di critica teatrale del 1890

Locandina di Sarto per signoraIl presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano La soirée parisienne nel 1890. L’autore è Richard O’Monroy, la traduzione è mia.

Sarto per signora: divertente commedia di Georges Feydeau.
La pièce può contare sulla presenza di molte donne piacenti. Innanzitutto, la signorina Joffrin… scusate volevo dire la signorina Boulanger, quella il cui personaggio si chiama Suzanne Aubin, che ha sfoggiato in scena un abito color avana seguito da un abito di velluto verde, entrambi molto belli; poi, Pomponnette, un nome che piacerebbe molto al mio amico Pompon, deliziosamente interpretata dalla signorina Marthe Villain, apparsa solo per un breve istante, sufficiente, però, a farci ammirare il suo incantevole viso nascosto sotto un cappello la cui calotta è ornata da una piuma di pavone. Per finire, e arrivo alla grande attrazione della serata, il ritorno di Léontine Mignon nel ruolo di Rosa, personaggio che, nella sua carriera, ha interpretato per prima.
Come descrivervi il vestito di seta scozzese con corpino ornato di astrakan che lasciava intravvedere un cordoncino di tessuto in crêpe lisse? E la robe à la polonaise (vedi Nota) in velluto color malva del terzo atto? E la mantella in crêpe rosa? E i diamanti, e il sorriso dell’attrice? La sala ne è stata come illuminata.
Molto divertente Saint-Germain nella parte di Bassinet, il grande sarto che mentre parla ha la mania di sbottonare i suoi interlocutori per dare una sistemata al panciotto o al vestito.
Larcher ha recitato con foga il ruolo di Moulineaux, dando prova di indiavolata vivacità nel corso di tutti e tre gli atti.
La pièce di Georges Feydeau contava ieri sera sulla presenza di un pubblico d’eccezione. Carolus-Duran, infatti, rideva di gusto e applaudiva la sagacia di colui che, domani, diventerà suo genero. Nella pièce si è parlato molto male delle suocere… ma fortunatamente non si è fatto il benché minimo accenno ai suoceri. Tutto a posto, dunque.

Illustrazione di Tailleur pour dames di Feydeau

Nota:

Un particolare tipo di abito femminile in voga nel 1700 la cui sopragonna poteva essere arricciata tramite dei cordoncini da tirare, in modo da creare dei ricchi panneggi.