Georges Feydeau (III) – articolo di Robert de Flers

Le DindonL’articolo qui presentato è stato pubblicato su Le Gaulois, Journal de la défense sociale et de la réconciliation nationale, il 6 giugno 1921. L’autore è Robert de Flers, la traduzione è mia.

La risata è in lutto. La scena francese ha appena perso uno dei suoi maestri: Georges Feydeau è morto. Sapevamo, ahimè, che già da molti mesi aveva iniziato a lasciarci. La sua lunga agonia oggi si è finalmente conclusa. Il suo volto sottile ritroverà per alcune ore la bellezza originaria nella profonda pace che adesso è scesa su di lui. Animi sconsolati, teneri rimpianti e amicizie autentiche s’inchinano davanti a colui che, per la prima volta, ha fatto piangere le persone che gli erano affezionate.

Rivedo Georges Feydeau: la sua eleganza, il suo portamento distinto, il suo piglio sorridente e distaccato, il suo gesto franco e disinvolto che non si era mai preso il disturbo di accompagnare un pensiero mediocre o una parola volgare. In lui tutto era grazia, buona grazia, dovuta al talento e alla mancanza di sforzo. Mai nessun uomo fu così poco preoccupato del suo comportamento e della premeditazione di apparire. Alcune personalità si forgiano lentamente, con fatica e difficoltà, a forza di concessioni, sacrifici e volontà paziente. La personalità di Feydeau era insita nella consapevolezza di dovere tutto alla natura e di abbandonarsi liberamente ai suoi consigli. Ed è per questo che egli fu un poeta. Chi, meglio di lui, poteva sapere quanta fantasia e disincanto esalavano dal fumo di un sigaro? Attraverso la sua nube leggera, l’autore osservava gli uomini, se così si può dire, con attenta distrazione. Georges Feydeau era un inguaribile sognatore, ma poiché le stelle gli sembravano troppo lontane, il chiaro di luna eccessivamente pallido e l’ideale un po’ affaticato, sognava la vita, ed ecco perché sorrideva a malapena. Il grande assemblatore di gioie era in fondo un malinconico. Come se non bastasse, poi, e sempre con la massima spontaneità possibile, si divertiva ad essere un affascinante paradosso vivente. Sapeva dimostrarsi infinitamente gentile con un pizzico di freddezza, molto sensibile sotto un’apparente indifferenza, ambizioso con modestia, lavoratore con nonchalance, di buon’umore con tristezza. Solo la sua lealtà, la sua franchezza e il suo spirito cameratesco si affermavano nettamente senza lasciare spazio alla contraddizione. Colui che non si entusiasmava mai per un insuccesso, che non dava mai per scontato un grande successo, che parlava sempre allo stesso modo di un collega, fosse questi presente o assente, era proprio Georges Feydeau, ed è morto.

Le système RibadierSe Feydeau assumeva tale comportamento, era probabilmente perché lo riteneva il più confacente a un uomo onesto. Ma forse anche perché lo trovava più conforme all’eleganza. Egli, infatti, provava orrore per le cose grette, vili, meschine e per tutto quello che non funzionava, si fosse trattato di un vestito o di un sentimento.

Provate a ripercorrere con attenzione la carriera di Feydeau! Prendete a caso una delle sue pièces, anche il più grande dei suoi vaudeville; in esso troverete enormi buffonate, assurde invenzioni, formidabili equivoci, ma nulla di mediocremente volgare, piattamente licenzioso o equivocamente divertente. La sua opera è intrisa di una gioia abbondante che sgorga inarrestabile.

E pensare che ci è mancato poco perché questo maestro della risata diventasse attore anziché autore. Sui palcoscenici amatoriali egli aveva manifestato un notevole talento recitativo. Deslandes, all’epoca direttore del Teatro del Vaudeville, decise di assumerlo e gli fissò un appuntamento per concludere l’accordo, ma arrivò in ritardo; Feydeau lo attese per qualche minuto e poi se ne andò. Così, interruppe definitivamente la sua carriera di attore: “Quel giorno ho capito”, disse Feydeau in seguito, “i vantaggi che si possono trarre dalla mancanza di puntualità. Ho quindi giurato a me stesso di arrivare in ritardo vita natural durante. E fino ad oggi, ho mantenuto la parola data”.

L’opera di Feydeau è talmente popolare e universale che neanche il tempo la può sminuire, né la sminuirà mai. Questo vantaggio è dovuto a una potenza e ad una eterogeneità comica a dir poco stupefacente. Feydeau, in effetti, attinge la sua comicità da due fonti molto diverse, così distanti tra loro che dopo aver attinto alla prima generalmente non si usa andare ad attingere alla seconda. Feydeau, tuttavia, era riuscito a raggiungere un ottimo livello di padronanza sia nella comicità di situazione che in quella di osservazione.

Dame de Chez MaximCosa c’è di più complicato, eppure di più semplice, delle sceneggiature di La signora di Chez Maxim, L’Hotel del Libero Scambio, La palla al piede o Champignol suo malgrado? Certo in esse possiamo ammirare il culmine di una tecnica e una scienza assoluta del meccanismo teatrale. Ma nelle pièces più celebri di Feydeau c’è molto più di questo: c’è l’abbondanza prodigiosa di un’immaginazione che non viene scalfita dal suo dispiego; un’immaginazione che non teme audacia alcuna, che non si scoraggia mai di fronte alle difficoltà e che più la situazione diventa inestricabile più si sente a proprio agio. L’inventiva, spinta a un tale livello, ha qualcosa di epico, ed è proprio per questo che Georges Feydeau è quasi un poeta. Quest’uomo è anche in grado, solo volendolo, di concepire e di scrivere commedie molto toccanti. Conosco poche pièces ardite e innovative come Il germoglio.

D’altronde, all’interno del vaudeville stesso, Georges Feydeau ha inventato un genere che gli è proprio e che si potrebbe definire vaudeville di carattere. Egli non getta mai subito i suoi personaggi nella follia totale, attraverso una serie di situazioni cariche di colpi di scena, ma si preoccupa preliminarmente di definirli in modo netto e preciso, e di dar loro un risalto sufficiente da poter essere mantenuto per tutto l’arco delle indescrivibili avventure che si troveranno a vivere. E credo che la vivacità e la novità del successo di Georges Feydeau consista propria in questa trovata.

Tuttavia, credo anche che nell’opera dell’autore proprio gli atti unici come La buonanima della suocera, La purga di Bébé, Léonie è in anticipo e Ma non andare in giro tutta nuda! siano destinati a un ruolo di primo piano, per la verve classica che li anima dall’inizio alla fine. Questi atti unici, infatti, sono molto semplici rispetto alla complessità dei vaudeville, e sono dei piccoli abbozzi di umanità quotidiana. Feydeau operando tale scelta, anch’essa tipica del suo carattere, sembra quasi un realista. In questa serie di ritratti morali egli dipinge con vigore e profondità ammirevoli la malafede delle donne o – per non offendere la categoria – di un determinato tipo di donne. Nelle scene di vita familiare, dimostra la loro incoscienza logica e ostinata che allo stesso tempo si rivela odiosa e sublime, e dimostra nei loro torti tutte le ragioni che hanno per non avere torto. È ammirevole, secondo me, che uno stesso autore sia riuscito a raggiungere un identico livello di padronanza in generi opposti tra loro.

L’opera di Feydeau rimane e rimarrà sempre con noi, ma la sua persona non la rivedremo più. Coloro che come me lo conoscevano da tanti anni, sanno tutte le meravigliose e salde qualità di amico che possedeva. Si era permesso di restituire alla parola fratellanza il suo significato primario. In questo istante, mentre penso a lui con autentica angoscia, non mi ricordo di avergli mai sentito pronunciare una parola che non fosse semplice, gentile e sincera, e che non fosse accompagnata da quel sorriso un po’ distante in cui gioia e tristezza si fondevano assieme. Abbiamo perso quel sorriso. Abbiamo perso quella bontà d’animo.

Annunci