Una lezione di teatro: Georges Feydeau e René Peter

La presente citazione è tratta dal testo Le théâtre et la vie sous la Troisième République, deuxième époque. Éditions Marchot, 1947, pp. 240-241. L’autore è René Peter. La traduzione è mia.

Cartolina dedicata a un'opera di FeydeauIn un’occasione, mi fu data la possibilità di scoprire uno dei segreti di Feydeau, uno dei metodi mediante i quali questo maestro della tecnica seppe conquistare e al tempo stesso preservare la propria fama.

All’epoca, come tutti i giovani autori, avevo molte difficoltà a inserire la mia pièce nel circuito teatrale. Così, ebbi l’idea di sottoporla a Feydeau, che nutriva per me profondo affetto e mi vedeva un po’ come il suo marmocchio. L’autore avrebbe potuto, secondo quanto pensavo, prendere le mie parti presso qualche direttore. Le cose andarono anche meglio. Egli accettò di riscriverla e firmarla con me. Sarebbe stata l’ultima pièce in tre atti della sua carriera… non la migliore, ma nemmeno un lavoro di poco conto (Non tradisco mio marito! del 1914, N.d.T.).

Non dimenticherò mai quando, nel corso della lettura, Feydeau si fermò all’improvviso esclamando: “Ah, magnifico! Davvero magnifico… che bella battuta, divertente e originale!”.

Ero al settimo cielo. Poi, però, concluse: “Bisognerà tagliarla!”.

Sprofondai nella disperazione.

“Tagliarla? E perché mai?”.

“Perché non è in situazione. È una battuta teatrale… e questo non va mai fatto! L’umorismo è da evitare nel modo più assoluto”.

“Volete dire che non bisogna fare umorismo?”.

“Lo si può fare quando è la pièce a chiedertelo. Altrimenti, distrugge il movimento”.

“Ma”, ribattei, “I nostri migliori autori fanno ampio ricorso alle battute teatrali”.

“Dici davvero? E quali sarebbero questi autori?”.

“Ma… Labiche, per esempio!”.

“Labiche? Trovami, nelle sue pièce, una sola battuta che non sia giustificata dalla situazione e che suoni falsa!”.

Devo ammettere che tentai l’esperimento la sera stessa e che, con mio grande rammarico, fui costretto ad accettare l’eliminazione della battuta.

Che lezione di teatro!

Tutta l’estetica di Feydeau risiede in questo. Era un autore che amava la verità e la spontaneità, da cui si possono ricavare tante cose. Quella spontaneità che gli consentiva, nella vita, di pronunciare spontaneamente davanti alle persone che detestava, o a quelle che più amava, quelle battute al vetriolo che dilettavano l’intera città di Parigi.

Je ne trompe pas mon mari (Non tradisco mio marito)

Je ne trompe pas mon mari (Non tradisco mio marito) – articolo di critica teatrale del 1914

Il presente articolo è stato pubblicato sulla Revue des lectures il 15 marzo 1914. L’autore è sconosciuto. La traduzione è mia.

Locandina di Je ne trompe pas mon mariNon tradisco mio marito: pièce in tre atti di Georges Feydeau e René Peter (Théâtre de l’Athénée). La pièce ha fatto molto divertire il pubblico, ma è indecente, licenziosa, salace e sfrenata al massimo livello. Spero che i nostri lettori ci scuseranno se evitiamo di soffermarci sul testo stesso, e ci permetteranno, invece, di citare alcune critiche autorizzate la cui opinione giustificherà, agli occhi di certe persone, la nostra severità di giudizio:

– La farsa “Georges Feydeau” ha un che di piccante. Poiché viene strapazzata ovunque, Georges Feydeau si rifiuta di far rappresentare le sue pièces all’Hôtel de Rambouillet. Per lui, tutte le preziose sono ridicole (vedi Nota). Georges Feydeau è spontaneo, terribilmente spontaneo. Bandisce gli animi cortesi; gli basta che regnino gli animi gioiosi. Egli si avvicina, dunque, agli autori di farse salaci, sboccati o licenziosi. Passando per Molière, raggiunge Rabelais. Potrebbe essere un maestro dell’umorismo francese, ma tende ad affermarsi soprattutto come erede non indegno dei maestri dell’umorismo piccante. (J. Ernest-Charles, L’Opinion, 21 febbraio 1914)

– La pièce di ieri, Non tradisco mio marito, è improntata agli stili successivi di Georges Feydeau. Attraverso l’affabulazione, gli scossoni dell’intreccio, l’agitazione epilettica dei personaggi, la presenza di un letto sopra il quale tutti si susseguono, le loro fughe disperate, le loro apparizioni improvvise, gli schiaffi, i calci nel sedere, i discorsi sconnessi, Feydeau crea un vaudeville. Attraverso gli scambi dialogici e la precisione dello spirito di osservazione dissimulato sotto la stravaganza della forma, egli crea invece una commedia. (Adolphe Brisson, Le Temps, 23 febbraio 1914)

– Qui, ogni parola è convincente; e ce ne sono di tutti i tipi, a libera scelta: impreviste, spiritose, a volte temerarie fino al cinismo; ma tutto questo si verifica in una tale corrente di buon umore che le maggiori libertà linguistiche annegano in uno scherzo beffardo. (Félix Duquesnel, Le Gaulois, 19 febbraio 1914)

– Mi sento un po’ imbarazzato nel comunicarvi così su due piedi la mia impressione, poiché so benissimo che i miei lettori sono abbastanza scrupolosi sulla qualità del divertimento che possono trovare a teatro. Devo confessare che ieri sera, nonostante la sconcertante immoralità di questa pièce, mi sono divertito come un matto condividendo, inoltre, l’allegria della sala. Questa pièce, che ha avuto ed avrà in futuro molto successo, non è certamente adatta ai più giovani. (François de Nion, L’Echo de Paris, 18 febbraio 1914)

Cartolina d'epoca di Je ne trompe pas mon mariNota:

L’Hôtel de Rambouillet è appunto il luogo in cui si è sviluppato il fenomento del preziosismo, che conobbe la sua maggior diffusione tra il 1640 e il 1660. Il salotto di Madame de Rambouillet era frequentato dagli intellettuali dell’epoca che proclamavano l’amore cortese, cavalleresco o platonico e si distinguevano per il loro atteggiamento raffinato. La tematica sarà poi oggetto di ironia da parte di Molière, che scriverà Le preziose ridicole.