Feydeau “ridotto all’osso” con intento pedagogico

Il presente articolo è tratto da La Stampa, 01 dicembre 1990. L’autore è O.G.

Georges Feydeau lisant

Georges Feydeau lisant (Carolus-Duran)

Sarà pure pedagogica e utile l’idea del Gruppo della Rocca di restringere il teatro di Feydeau intorno ai suoi studi comico-satirici. L’operazione, nata due anni fa in forma di laboratorio e ora arricchita, precisata, “spettacolarizzata”, vuol mostrare come quel genio assoluto del vaudeville faceva scattare il meccanismo del riso. Per ottenere lo scopo, Fiorenza Brogi, Oliviero Corbetta e Bob Marchese hanno preso tre commedie, Ma non andare in giro tutta nuda!, Dalla finestra e Del mal… peggio è il rimedio, le hanno disossate fino ai nuclei fondamentali e offerte al pubblico come dicendo: vedete, qui Feydeau esaspera un luogo comune, là satireggia le ipocrisie borghesi, guardate che miscela esplosiva nasce dallo scontro tra città e campagna.

Va bene, va benissimo. L’operazione scolastica è suggestiva, potremmo anche dire sensata. Ma va meno bene quando il pedagogismo vuol diventare spettacolo, poiché la voluta povertà, la sconfortante presenza dei tre separé che dovrebbero supplire alla pletora arredativa, tre soli attori costretti a interpretare più personaggi, anche con imbarazzanti salti anagrafici, le tramine che sostituiscono le architetture originali, provocano un ineludibile sgomento.

In un tale contesto diventa persino secondaria la bravura degli attori, che pure è fondamentale per interpretare Feydeau. La Brogi, Corbetta e Marchese volteggiano come acrobati da una situazione all’altra e da un carattere all’altro. Lei sa essere moglie svaporata, fidanzata, mantenuta, suocera balbettante; Corbetta fa da raccordo fra la Brogi e Marchese; quest’ultimo è addirittura commovente nello scrupolo con cui affronta le sue macchiettine di marito, di ministro, di villico tontolone. Ma, si chiede l’incauto spettatore, dove portano tutti questi sforzi? E sente nascere, in sé, una maligna, disastrosa ipotesi: che un giorno si faccia l’Aida solo con un soprano, un tenore e un baritono. Il coro? Ma non scherziamo.