Il matrimonio di Barillon – articolo di critica teatrale del 1890

Il presente articolo è stato pubblicato nel 1890 in Les Annales du théâtre et de la musique di Édouard Noël ed Edmond Stoullig. L’autore è Édouard Noël. La traduzione è mia.

Matrimonio di Barillon (locandina 1)Il 10 marzo si è tenuta la prima rappresentazione di Il matrimonio di Barillon, commedia-vaudeville in tre atti di Georges Feydeau e Maurice Desvallières. È bella la gioventù!… E Feydeau e Desvallières giovani lo sono a tutti gli effetti, giovani e spavaldi… di quella spavalderia tipica della giovinezza. Scrivono qualsiasi cosa passi loro per la testa e così, affidandosi a una tematica già trattata da numerosi vaudeville – a partire dal più antico Tagliatore di teste di Paul Siraudin ed Édouard Lafargue, fino al più recente Mariti senza mogli di Marc-Antoine Désaugiers e Michel Joseph Gentil De Chavagnac – hanno scritto Il matrimonio di Barillon, una follia teatrale coi fiocchi che il pubblico accetta come tale. Ed ha riso molto, il bravo pubblico, uscendone, quindi, disarmato – non c’è che dire, la gioventù ha decisamente i suoi pregi – e anch’io che, in questo contesto, volevo svolgere il mio ruolo di critico e di giudice severo, ho riso di gusto. Non ne vado fiero, ci tengo a sottolinearlo, ma ho riso: che volete farci!

Volete conoscere la trama di Il matrimonio di Barillon?… Ah, no! Non chiedetemi questo! Mi limiterò a narrarvi brevemente la storia, tutto qua, e spero che vi basti.

Sappiate, dunque, che Barillon, nel giorno in cui diceva addio alla sua vita da scapolo, si è alquanto ubriacato e ha schiaffeggiato un buon’uomo al quale, per cavarsela, ha comunicato le generalità di uno spadaccino amico suo, tale Alfonso D’Artagnac (ogni riferimento a D’Artagnan è puramente casuale!). Ora, chi mai può essere questo buon’uomo vittima di Barillon? Il sindaco davanti al quale il protagonista deve per l’appunto sposarsi. Così, vediamo Barillon correre da una parte all’altra, con tutto il corteo nuziale al seguito, nel tentativo di evitare di farsi riconoscere dall’ufficiale dello stato civile. Ma il “corteo” lo riconduce nel pretorio e Barillon, con il viso avvolto in un fazzoletto (il sindaco non si accorge di nulla), si sposa con tutti i crismi con Virginie Pornichet, sua fidanzata. Ah, certo! E voi pensate che se la caverà così? No, perché in realtà il protagonista si è sposato con la suocera, la signora Jambart: i registri dello stato civile lo attestano, e tutto per colpa di quell’ubriacone di Topeau, un impiegato del comune come se ne incontrano pochi (ringraziando il cielo) che ha commesso un imperdonabile errore. È su questa gaffe che ruota la pièce di Feydeau e Desvallières: “Sono la moglie di mio genero!”, “Sono il marito di mia suocera!” e le dissennatezze non si contano più!

Matrimonio di Barillon (locandina 2)Forza, divertiamoci… se possibile. Ebbene, ve l’ho già detto: ci si diverte, non tanto per la tematica quanto per i quiproquo che genera, come il ritorno del vero marito, il signor Jambart, da tutti creduto morto, che, interpretato dall’attore Francès, racconta molto buffamente il suo naufragio e la successiva lotta con uno squalo. E va detto che il ménage à trois di Frédégonde Jambart e dei suoi due mariti – legittimo questo sì, mentre ce ne sono tanti non legali! – si è fregiato di un ottimo successo durante la prima. La pièce riuscirà a raggiungere la centesima rappresentazione? Non saprei. Certo è che gli attori possiedono una notevole verve. Ho appena nominato Francès, nel ruolo di un allegro lupo di mare, ma Barillon, il marito che finisce per restare celibe, è allegramente tratteggiato dallo straordinario Raimond; Montcavrel indossa un bel paio di mutandoni rossi e rende lo zio Brigot con grande spontaneità; Irma Aubrys è una briosa Frédégonde Jambart; la signorina Dezoder interpreta una piccante cameriera e Alice Boulanger è un’adorabile Virginie Pornichet. E con “adorabile” intendo veramente da adorare.

Annunci