La risata del secolo

Il presente articolo è tratto dal quotidiano Combat, 10 marzo 1948. L’autrice è la regista Nicole Vedrès. La traduzione è mia.

Purghiamo il bimboOggi ci si immagina – e alcune testimonianze “vere”, come ad esempio i cinegiornali, indurrebbero a crederlo – che il 1900 sia stata un’epoca di persone mute e vivaci, che si prendono gioco di qualsiasi cosa, incapaci di vedere oltre il loro naso, più scioviniste che patriote, disposte a credere al diluvio universale appena la Senna esonda, ma non alla fine del mondo quando scoppia la guerra.

Ma se ripristiniamo la velocità normale del filmato del tempo, ci accorgiamo, al contrario, che i personaggi si muovono armoniosamente e con calma, che parlano in fretta e in modo logorroico, pensano alla stessa velocità e, per finire, colti dal vago sentore che la Fortuna sta giungendo al termine, vivono il loro destino con lacerante ironia. È una Francia progressista, e piuttosto rivoluzionaria, quella del 1900: la Francia del socialismo, del fauvismo, della metropolitana e della traversata della Manica. Ignora ancora la geografia, ma si fa beffe dell’esotismo: è la Francia di Georges Feydeau, del Signor Follavoine che, in Purghiamo il bimbo, non sa dove sono le Ebridi, ma costringe il figlio a bere acqua medicinale Hunyadi Janos.

Feydeau non immaginava di sicuro di presiedere alla risata di un intero secolo e di sopravvivere ai padri del teatro contemporaneo, a quei drammaturghi che scrivevano perfino sulla loro lapide, come Georges de Porto-Riche: “avrò forse un nome nella storia del cuore”.

Nicole VedrèsEppure credo che Feydeau fosse consapevole di stare orchestrando, attraverso un’esilarante conclusione, la fine del teatro borghese. Probabilmente diceva a se stesso che i personaggi delle sue pièces, alla pari degli aristocratici di Beaumarchais o dei loro portavoce, avessero fretta di ridere, di far ridere, prima possibile…

Ne avrebbe volentieri riconosciuti alcuni, in epoca moderna, in Jacques Prévert, René Clair, in quel Monsieur Verdoux che corre a quattro zampe per la serra delle orchidee. Gli avrebbe fatto piacere sapere che oggi, nel corso di una di quelle serate in cui la borghesia, con il cuscino sotto il sedere e l’asprì sul cappello, si riunisce a teatro, una delle sue migliori commedie viene allestita da attori che parlano in fretta, pensano alla stessa velocità e vedono oltre il loro naso.

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