La pulce nell’orecchio per la regia di Gigi Proietti

Il presente articolo è tratto da L’unità, 17 dicembre 1991. L’autore è Marco Caporali. Le note di regia di Gigi Proietti alla fine dell’articolo sono invece tratte dal blog amatoriale Prove per un sito.

Geppy GleijesesL’importante è ridere, e se le risate sommergono le battute vuol dire che la messinscena è riuscita. Georges Feydeau piaceva alla borghesia ridanciana della Belle Epoque, e ripiace nell’epoca che si vorrebbe bella, senza starsi troppo a chiedere cosa c’è sotto gli ingranaggi e gli imbrogli. La pulce nell’orecchio è un esempio di quel riscatto nobilitante del vaudeville che ha fatto la fortuna di Feydeau […]. In scena con la compagnia di Geppy Gleijeses e la regia di Gigi Proietti, La pulce nell’orecchio è tra le opere più impegnative del commediografo parigino. Due allestimenti degni di nota si devono a Georges Vitaly negli anni Cinquanta e a Luigi Squarzina nei Sessanta (con Alberto Lionello nei panni del protagonista). Di una decina di anni fa è la riproposta di Attilio Corsini con i suoi Attori&Tecnici.

Pur centrale nella produzione di Feydeau, la commedia è stata poco rappresentata sulle scene nostrane. La ragione primaria di tale latitanza si deve all’assoluta necessità di interpreti in grado di reggere l’alta tensione comica e di registi capaci di dirigerla. Geppy Gleijeses, che si cimenta nel duplice ruolo di Chandebise e del sosia Poche naturalmente ritiene che il cast, a venticinque anni di distanza dalla prova di Lionello, sia finalmente all’altezza del compito. […] L’attore, che si è già cimentato con Feydeau nello spettacolo La palla al piede (con Arnoldo Foà, per la regia di Armando Pugliese) pone l’accento sui rischi: «Bisogna stare attenti a non cadere nel farsesco della commedia all’italiana, o nel manierismo leccato, mieloso, pulitino. È talmente calibrato il meccanismo, folle, vergognosamente bello, che non puoi renderlo in modo diverso da come l’autore lo ha concepito. La palla al piede è più un ritratto d’ambiente, spinto nella clownerie, nel grottesco. Ne La pulce nell’orecchio il meccanismo infernale delle coppie rende quasi impossibile dire distesamente quel che succede. Nel gioco del doppio, in cui i protagonisti sono privi di psicologia, si rendono necessari la distanza dal personaggio, il virtuosismo dell’interprete. Non si può oggi pensare di far ridere limitandosi a proporre gli adulteri non consumati e gli incontri a letto. Bisogna puntare sul lato buffo della vicenda, sul marchingegno, sui modi in cui le cose accadono e le carte si ingarbugliano. Ed è importante non giocare troppo sul personaggio ma fornirgli identità, verità, in modo da far credere alle sue disavventure rendendole attendibili».

E a proposito della «riscoperta» ormai ventennale del commediografo francese, Geppy Gleijeses rileva «la visione riduttiva che ha velato a lungo la qualità drammaturgica di un Feydeau disimpegnato. La sua opera può essere letta anche in termini di critica sociale, considerando il modo anche feroce di ritrarre la borghesia». Il debutto bolognese della nuova Pulce, che si avvale della storica traduzione di Ivo Chiesa, è stato accolto da un successo caloroso con risate ininterrotte. Nel gioco delle coppie e delle corna, la moglie Raimonda dell’impotente Chandebise è interpretata da Paola Tedesco, mentre Anna Teresa Rossini veste i panni della moglie dello «spagnolo», a cui dà voce Andy Luotto, per la prima volta (a parte le performances) sulle scene italiane dopo i successi in America nelle vesti di Otello e in Aspettando Godot. Va infine segnalato, nel ruolo di Olimpia Ferraillon, il ritorno sulle scene di una veterana della rivista: Isa Barzizza.

Gigi Proietti

Note di regia di Gigi Proietti: Parlare di regia per un testo di Feydeau è improprio. Feydeau prevede tutto, dà le indicazioni per ogni singolo passaggio o di ritmo o di intenzione; descrive minuziosamente nelle didascalie i movimenti degli attori, i cambiamenti improvvisi di marcia, le posizioni, le aperture e le chiusure delle porte, le entrate e le uscite e ne La pulce nell’orecchio addirittura l’indicazione della fattura dei costumi e degli aiuti necessari per consentire gli scambi tra i sosia Chandebise e Poche. Quindi per mettere in scena un Feydeau (a meno di non voler tentare riletture rischiosissime e, per la verità, ormai demodé) è sufficiente indovinare una buona distribuzione e sedersi in platea considerandosi il primo spettatore ideale della pièce. Questo ho fatto, tentando di sollecitare gli attori a stringere i tempi laddove mollavano e viceversa. Ma soprattutto concentrando l’attenzione alla storia, ai rapporti tra i personaggi e alla loro credibilità, ai climi che di scena in scena vanno instaurandosi, in una parola alla trama, ben sapendo che solo rispettandola in assoluto possono scattare i vari meccanismi comici e quindi solo una recitazione quanto più possibile vicina alla verità-probabilità dei personaggi, consente di rispettare lo sviluppo stesso della storia garantendo il conseguente esito comico. E la comicità pura è la sola vera finalità dell’autore, anche se per ottenerla attua una critica ad un mondo perbenista e borghese che ben conosceva. Quindi la vera riuscita di uno spettacolo di Feydeau sta totalmente nelle mani degli attori che devono soprattutto gestire la tensione ed i ritmi richiesti senza mai esserne sopraffatti. Insomma, abbiamo preferito leggere, anziché rileggere…

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