Feydeau o la filosofia nel vaso da notte

Il presente articolo è tratto dal quotidiano Le Monde, 30 luglio 2015. L’autrice è Fabienne Darge. La traduzione è mia.

Quand le diable s’en mêleGeorges Feydeau era un diavolo d’uomo, finito male: sifilitico e folle. Proprio lui, ipotetico figlio illegittimo che sua madre, la contessa polacca Leocadia Boguslawa Zalewska, avrebbe concepito con Napoleone III, ha saputo spingere talmente lontano le follie borghesi della Terza Repubblica, avendole ben comprese, praticate e sezionate, da finire egli stesso in manicomio.

Come tutte le persone affette da autentica follia, non è stato sempre capito: le sue pièces vengono allestite o nel più classico stile boulevard terra terra, senza un minimo di profondità, o con eccessivo intellettualismo, che non fa ridere. L’equilibrio è difficile da trovare con questo matto cavallo che è Feydeau. Didier Bezace è uno di quei registi che padroneggia meglio di altri questo esercizio di alta acrobazia. Nella magnifica corte rinascimentale del castello di Grignan, nella Drôme, ha proposto un bel campionario del suo talento, allestendo, di seguito e sotto il titolo generale Quand le diable s’en mêle (Quando il diavolo ci mette lo zampino), tre piccoli capolavori dell’autore: Léonie è in anticipo, La suocera buonanima e Purghiamo il bimbo. Lo spettacolo è talmente divertente che a volte manca il respiro, ma anche cupo e delicatamente assurdo.

La guerra dei sessi è dichiarata

In Léonie è in anticipo, la Signora Toudoux, fresca sposa di Toudoux, fa impazzire il marito a causa dell’approssimarsi della nascita di Léonie, che appunto è in anticipo. Finché non arriva una levatrice, esperta e tirannica, che provvederà a sgonfiare quel pallone già sgonfio. Feydeau ha capito la gravidanza isterica meglio di qualsiasi altro psicanalista.

In La suocera buonanima Lucien, travestito da Luigi XIV, rientra tardi da un ballo mascherato e sveglia la moglie, Yvonne, che gli fa una scenata. Un valletto suona alla porta annunciando la morte della madre della signora. Riconciliazioni, equivoci, quiproquo e un’altra scenata tra coniugi.

In Purghiamo il bimbo, l’ingegnere Follavoine, inventore di vasi da notte in ceramica infrangibili, aspetta la visita del Signor Chouilloux, che ha in mano il suo destino: viene a testare i suoi vasi per nominarlo, oppure no, fornitore ufficiale dell’esercito. Ma Julie Follavoine manda tutto all’aria, entra ed esce più volte dalla stanza in négligé con una sola cosa in testa: che Toto, il loro bambino in preda a una costipazione coriacea, prenda la purga. Tra i Follavoine, marito e moglie, la lotta tra vasi (da notte) di coccio e vasi di ferro sarà senza esclusione di colpi.

Didier Bezace fa notare che Feydeau è contemporaneo di Strindberg nonché suo doppio comico: in entrambi gli autori la guerra dei sessi è dichiarata, ma logicamente, in Feydeau, è più divertente – è stato Woody Allen a sottolineare che i più grandi tragici sono i comici, perché hanno bisogno della risata per sopportare la realtà così com’è – .

Tuttavia, Bezace non allestisce Feydeau come fosse un etnologo della stupidaggine e del conformismo borghese. Per lui, Feydeau puzza anche di zolfo. Il regista introduce il fatum classico nel vaudeville sotto forma di un (bel) diavolo in carne e ossa che tira le fila e si lecca i baffi – così magistralmente interpretato da Philippe Bérodot – .

Non ci sono porte che sbattono, nell’allestimento, e per un buon motivo: la scenografia è già pronta, nello spazio del castello che idealmente rappresenta una dimora borghese. Esagerare non serve, Didier Bezace e il suo scenografo, Jean Haas, hanno inventato una macchina scenica che converte gli attori nei maestri del gioco: una specie di pedana in legno a piano inclinato, che rappresenta allo stesso tempo la desolazione domestica dei Toudoux, il letto troppo grande di Yvonne e l’ufficio di Follavoine.

Quand le diable s’en mêle“Se questi lontani discendenti decaduti di Adamo ci fanno ridere non è per la stupidità, l’egoismo o la volgarità, ma perché le folli peripezie delle loro vite ordinarie li fanno letteralmente andare fuori di testa”, specifica con forte convinzione Didier Bezace. Ed è proprio quello che ci mostra grazie ai bravi attori della sua compagnia: Thierry Gibault, Océane Mozas, Luc Tremblais… e soprattutto Clotilde Mollet. È merito suo se in Purghiamo il bimbo la vertigine del vuoto raggiunge un apice che culmina quando Bastien Follavoine non può far altro che farfugliare, inebetito, davanti ai suoi vasi da notte che si rompono di continuo: “È un problema di cottura, è un problema di cottura”. In Feydeau, non c’è dubbio, i maschi sono tutti cotti.

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