Georges Feydeau, l’uomo più triste del mondo

Il presente articolo è tratto da The Illustrated London News, 05 febbraio 1966. L’autore è Charles Bricker. La traduzione è mia.

Albert Finney nel doppio ruolo di Poche e Chandebise in A Flea in Her Ear

Albert Finney nel doppio ruolo di Poche e Chandebise in A Flea in Her Ear

“L’uomo più triste del mondo”, questo era Georges Feydeau, autore di trentanove farse che hanno riempito i teatri di Parigi di risate dal 1883, quando aveva ventuno anni e Amore e piano fu rappresentata al Teatro dell’Athénée, fino al giorno della sua morte nel 1921. “Non solo era l’uomo più triste del mondo”, osserva Jacques Charon, membro della Comédie Française, “ma anche il più pigro. Si trasferì all’Hotel Terminus, vicino alla Stazione St. Lazare, per una settimana perché la famiglia doveva traslocare in un nuovo appartamento e ci rimase per dieci anni”.

Charon è a Londra per dirigere la produzione del National Theatre di A Flea in Her EarLa pulce nell’orecchio tradotta da John Mortimer – che debutta il prossimo martedì. Questo allestimento segue a ruota il successo di The Birdwatcher (Il Signore va a caccia), prodotto dall’Hampstead Theatre Club nella traduzione di Richard Cottrell, e precede le sei repliche di Look After Lulu! (Occupati di Amelia), nella traduzione di Noël Coward, allestito dagli studenti della Royal Academy of Dramatic Art.

La produzione del National Theatre convalida definitivamente, agli occhi del pubblico inglese, la rispettabilità di Feydeau come commediografo. “In francese diciamo che ogni autore, dopo la morte, ha il suo purgatoire – non so se in inglese, in questo contesto, utilizzate termini come purgatory o limbo – . Di solito dura tra i venti e i venticinque anni”. Per Feydeau di anni ce ne sono voluti ventisette e fu allora che Marcel Achard lo definì: “il più grande autore comico francese dopo Molière”. Nel 1961, La palla al piede entrò nel repertorio della Comédie Française. […]

Nei paesi di lingua inglese tutti pensano che Feydeau sia uno scrittore di farse, ma Jacques Charon fa una distinzione: “In Francia non le chiamiamo farse. La farsa per noi è qualcosa di meccanico, di buffo per il solo piacere di esserlo, non è un testo umoristico. In questo caso usiamo piuttosto il termine vaudeville. È difficile da spiegare in inglese, ma preferisco lasciarlo fare a Feydeau stesso: “mi venne in mente che ognuno di noi nel corso della vita si trova ad affrontare situazioni vaudevillesche, senza tuttavia che in questo gioco venga meno la nostra singolare personalità. C’era bisogno d’altro? Mi sono messo immediatamente a cercare i miei personaggi nella realtà, personaggi autentici e, mantenendo invariato il carattere che gli era proprio, mi sforzai, dopo un proemio da commedia, di gettarli in situazioni ridicole (vedesi Come sono diventato vaudevillista)”. “Il vaudeville non è una parodia”, prosegue Charon, “anche se qualche inglese può aver pensato che si trattasse proprio di questo. Ed è reale esattamente nel modo in cui un quadro di Toulouse-Lautrec è più vitale di una semplice foto appena scattata”. […]

The Birdwatcher (Il signore va a caccia)

The Birdwatcher (Il signore va a caccia)

“Non so se in Inghilterra siamo in grado di assumere il giusto atteggiamento nei confronti delle farse francesi”, spiega Richard Cottrell, “questo perché sono trascorsi ben settant’anni da quell’ambiente sociale parigino tipico degli anni Novanta dell’Ottocento, e poi le donne qui sono così impegnate nella lotta per la parità di diritti che non hanno tempo per mettersi a competere sul piano sessuale. Non assomigliano affatto alle “sabotatrici” presenti nelle pièces del noto commediografo francese. Inoltre, le farse inglesi sono strutturate diversamente: noi siamo più mattacchioni. Se prendete Purghiamo il bimbo di Feydeau, ci sono una serie di vasi da notte “indistruttibili” che vengono continuamente lanciati sul pavimento e ogni adulto presente in scena finisce per assumere inavvertitamente una dose di lassativo. L’autore, però, non lascia che il suo pubblico si pieghi in due dalle risate di fronte alla presenza di oggetti “osceni”; è la situazione a essere divertente, non i vasi da notte. […] Quello che conta, in una pièce di Feydeau, è il movimento e farlo funzionare. Ma è stato proprio l’autore a concepire il tutto in modo che funzionasse per forza”.

Richard Cottrell ritiene anche che le produzioni con cast prestigiosi siano rischiose, ma David Phethian, direttore ospite della Royal Academy of Dramatic Art, ha un altro ostacolo da affrontare nell’allestimento che andrà in scena la prossima settimana di Look After Lulu!, che fu messa in scena nel 1959 con Vivien Leigh nel ruolo principale: “Siccome il traduttore è Noël Coward, la pièce è un ibrido e c’è il rischio che i miei studenti la trattino come un testo di Coward oppure che sottovalutino lo spirito di Feydeau. Inoltre, siccome il movimento e la velocità sono fondamentali, ogni studente finisce per avere i suoi problemi d’azione a cui io devo prestare attenzione. È importante che si liberino dalle rigide posture tipiche degli studenti inglesi”. Proprio come Jacques Charon e Richard Cottrell, anche David Phethian è un attore e quindi mentre parla trattiene a stento la mimica facciale. Esattamente come i suoi colleghi, è convinto che Feydeau rischi di scivolare nuovamente nel limbo per colpa di attori e produttori che pur dimostrando affetto per le sue pièces le trattano come testi appartenenti solo a una precisa epoca e non, come afferma Jacques Charon, come testi vivi.

Una risposta a “Georges Feydeau, l’uomo più triste del mondo

  1. Gent.ma Sig.ra Annamaria Martinolli,
    i testi su Feydeau, frutto di Sue inesauribili ricerche, son sempre di mio grande interesse e gradimento. Con una mia cordiale stretta di mano. Sergio Rastelli

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